Armonie Sensoriali a Tavola: Come il Rumore Influenza il Gusto e l’Olfatto

La soddisfazione a tavola nasce dalla sapiente fusione di molteplici sfumature: il gusto è solo uno dei colori sulla tavolozza, un ambiente rumoroso può anche influire sulla percezione del cibo, causando una diminuzione dell’appetito..

Anche se spesso non ce ne rendiamo conto, il cibo e le bevande che consumiamo sono immersi in un’atmosfera multisensoriale che ha impatto tanto sulle nostre aspettative quanto sul momento dell’assaggio: Non è così sorprendente che pochi sospettano che condizioni acustiche scadenti siano in grado di alterare la percezione del gusto e dell’odore delle pietanze.

Esistono ricerche che hanno  evidenziato una correlazione positiva tra alti livelli di rumore e la sensazione di dolcezza e di croccantezza in un boccone; anche l’olfatto non è immune a l’ascendente esercitato dal suono:una voce narrante e il baccano di una festa sono capaci di falsare la percezione degli odori rispetto a una situazione di silenzio.



L’impiego di materiali fonoassorbenti rimane il metodo più efficace per la riduzione del rumore di fondo, soprattutto grazie alla capacità di dominare il riverbero dei suoni negli ambienti chiusi, evitando che si traduca in uno spiacevole rimbombo.

Le soluzioni più tradizionali sono quelle “passive”, in cui l’assorbimento dei suoni avviene a opera di pannelli e arredi rivestiti da materiali porosi. Le loro prestazioni dipendono in buona parte dal sapiente posizionamento nello spazio: così ci potrebbe capitare di mangiare avvolti da un separé o di notare – sospese sul soffitto – tavole dalle forme più disparate, la cui funzione decorativa è secondaria alla responsabilità di proteggere le nostre conversazioni più intime da orecchie indiscrete.

La battaglia contro l’inquinamento acustico della nostra esperienza di degustazione si combatte anche nei luoghi in cui ci si ritrova a mangiare più per necessità che per piacere.

Riqualifichiamo i ristoranti e le mense, soprattutto quelle scolastiche tenendo conto non solo dei parametri oggettivi della percezione del suono ma anche di quelli soggettivi, determinati dalle peculiarità del sistema uditivo proprio di ogni essere umano; questa metodologia ha consentito di realizzare una soluzione personalizzata in base alle esigenze degli utenti, che sono stati coinvolti in prima persona tramite uno studio personalizzato tenendo conto della morfologia dell’ambiente.

Dimmi in che ambiente vai e ti dirò come degusterai. L’impiego di materiali fonoassorbenti rimane il metodo più efficace per la riduzione del rumore di fondo, soprattutto grazie alla capacità di dominare il riverbero dei suoni negli ambienti chiusi, evitando che si traduca in uno spiacevole rimbombo.  Le soluzioni più tradizionali sono quelle “passive”, in cui l’assorbimento dei suoni avviene a opera di pannelli e arredi rivestiti da materiali porosi.

Le loro prestazioni dipendono in buona parte dal sapiente posizionamento nello spazio: così ci potrebbe capitare di mangiare avvolti da un separé o di notare – sospese sul soffitto – tavole dalle forme più disparate, la cui funzione decorativa è secondaria alla responsabilità di proteggere le nostre conversazioni più intime da orecchie indiscrete.

La tipologia di locale è il primo elemento da prendere in considerazione quando si parla di controllo dell’acustica: anche se il fattore di disturbo è essenzialmente legato al chiacchiericcio diffuso, talvolta esacerbato dall’ “effetto decollo” di alcuni impianti di aerazione, attività come le mense o i self-service sono gravate da ulteriori componenti moleste, come il tintinnio di piatti e posate destinati alla mise en place fai da te.